Il comodo alibi dello scafista
Giovedì, 24 Agosto, 2006Alessandro Dal Lago *
Fulvio Vassallo **
Avvoltoi di ogni provenienza si stanno avventando in questi giorni sugli stranieri annegati nel Canale di Sicilia. La destra che cerca di mettere in difficoltà il governo, sindaci isolani che esigono il blocco delle barche a debita distanza dai vacanzieri, (come dire, che anneghino più in là!), sedicenti esperti di immigrazione che hanno l’opportunità di recitare in tv o sui giornali le loro litanie razziste.
Ma anche gli esponenti del governo non perdono l’occasione di soffiare fumo e nebbia sulle tragedie. Il ministro Ferrero dove ha scovato i dati secondo cui trenta milioni di giovani affamati premerebbero dal Maghreb per invadere l’Italia? Non farebbe meglio a preoccuparsi di chiudere i Cpt, come gran parte del suo partito e numerosi presidenti regionali chiedevano prima delle elezioni? E l’on. Bianco, perché non torna a occuparsi di servizi segreti (e ne avrebbe di lavoro!), invece che di sbarchi e immigrazione?
Ma la palma in questo campo dovrebbe andare al ministro degli interni, on. Giuliano Amato. In una stupefacente intervista al manifesto di qualche giorno fa, egli ha messo sotto accusa per le stragi in mare le organizzazioni criminali di scafisti, come se fossero questi a costringere eritrei, somali, curdi ecc. a imbarcarsi per l’Europa, e non invece le guerre, la fame o l’umanissimo bisogno di vivere meglio.
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