Acli: la beffa del bonus-bebè. La difesa legale del Patronato Acli per gli immigrati coinvolti
Mercoledì, 19 Aprile, 2006Errori per lo più in buona fede. Famiglie ingannate dalla lettera della Presidenza del Consiglio. Il presidente Olivero: «Norma discriminatoria e informazione contraddittoria»
Il Patronato Acli presterà la propria difesa legale alle famiglie di immigrati coinvolte nella vicenda-beffa dei bonus bebè previsti dalla Legge Finanziaria. La decisione presa per scongiurare il rischio che eventuali conseguenze giudiziarie possano pregiudicare l’integrazione e la permanenza in Italia di numerose persone, che in buona fede si sono recate agli uffici postali a ritirare i 1000 euro destinati ai bimbi nati nel 2005.
Tramite il proprio ente di Patronato le Acli hanno potuto constatare come la maggior parte di queste famiglie di immigrati sia stata indotta in errore da una serie di informazioni ambigue e contraddittorie. A partire dall’invio della lettera “personale”, da parte della Presidenza del Consiglio, a tutti i bambini nati e residenti in Italia, a prescindere dall’essere o meno cittadini italiani, con il modulo di autocertificazione allegato che portava già scritti i dati del nuovo nato.
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