I giornalisti italiani non possono entrare nei Centri di permanenza temporanea e assistenza.
Il Ministero dell’Interno ha sempre vietato l’ingresso agli operatori dell’informazione in nome del diritto alla privacy degli immigrati, anche quando il Garante replicava che sulla loro privacy decidono gli immigrati e nessun altro.
In questi giorni il Ministero è arrivato a vietare l’ingresso dei giornalisti persino in una struttura che doveva ancora entrare in
funzione: è il caso del Cpta di Gorizia dove una cronista aveva chiesto di entrare prima che venisse aperto, evidenziando che finché non ci sono immigrati non si viola nessuna privacy. Il Ministero ha risposto che l’articolo 21 del Regolamento sull’immigrazione, al comma 7, stabilisce quali sono le figure autorizzate all’ingresso nei Cpta (familiari delle persone detenute, ministri di culto, avvocati e rappresentanti delle ambasciate).
E’ scontato replicare che quel comma, non a caso, non contempla la figura dei parlamentari ai quali, in virtù del loro ruolo, è invece consentito ispezionare i centri. Stessa cosa dovrebbe valere per i giornalisti.
Ma soprattutto vale sottolineare che esiste un altro articolo numero 21, nella Costituzione, che sancisce la libertà di stampa.
Per questo chiediamo che ai giornalisti sia consentito entrare e raccontare cosa sono i Centri di permanenza temporanea. E’ arrivato il momento di porre fine a questa prassi illegittima, finora adottata con un tale scrupolo da rendere inevitabile la domanda: cosa c’è da nascondere?
Questo appello e’ gia’ stato inviato all’Ordine nazionale dei giornalisti, per chiedere che intervenga presso il Ministero dell’Interno.
I colleghi che vogliono aderire all’iniziativa possono farlo all’indirizzo
cptverita(at)libero.it indicando, quando possibile, la testata per cui lavorano
Hanno già aderito:
Giovanni Maria Bellu
Mariuccia Ciotta
Milena Gabanelli
Fabrizio Gatti
Gad Lerner
Gabriele Polo
Paolo Rumiz
Piero Sansonetti
Gian Antonio Stella