Via Lecco, i profughi sudanesi sono rientrati a Milano
Mercoledì, 18 Gennaio, 2006
Si erano rifugiati in Svizzera, da lì sono stati espulsi e riportati in Italia e ora il Comune offre loro una nuova sistemazione. Sembra non avere mai fine la vicenda dei profughi africani che a novembre hanno occupato la palazzina abbandonata di via Lecco, poi sgomberata il 27 dicembre.
I 57 profughi sudanesi intercettati in Svizzera mentre si dirigevano a Ginevra, e da alcuni giorni trattenuti in territorio elvetico, sono stati espulsi prima dell’alba di martedì. Sono arrivati a Milano poco dopo le 8.30 su tre pullman da turismo, scortati da un imponente servizio d’ordine, e subito portati all’Ufficio immigrazione della Questura per «gli accertamenti del caso» ha detto il questore Paolo Scarpis.
«Ci hanno ammanettati, spintonati, qualcuno è stato anche malmenato e poi siamo stati consegnati alla polizia italiana in manette - racconta uno dei profughi -. Gli italiani ce le hanno tolte durante il viaggio ma un paio di manette si erano inceppate e uno di noi si è fatto tutto il trasporto legato». «Ha un paio di lividi - spiega un soccorritore della Croce Rossa indicando uno dei sudanesi sottoposti ad accertamenti -. «Niente di grave comunque, gli abbiamo applicato del ghiaccio».
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2 artisti, 32 fotografie, 1 viaggio, quello verso l’Italia, e i diversi percorsi di vita di alcuni immigrati stranieri: la mostra “A sogni aperti” racconta le esperienze, i sogni, i problemi, le paure e le gioie, le illusioni e le disillusioni di persone che, per scelta o per necessità sono andate via dal loro paese d’origine e vivono oggi a Roma. La Sala Santa Rita apre nuovamente a una mostra di denuncia sociale, dando lo spunto per riflettere sulla condizione esistenziale degli immigrati, che dalle immagini appaiono finalmente per il loro essere “persone” prima che stereotipi, uomini prima che immigrati.